L’impegno del dono secondo Marcel Mauss

Claudio Fiocchi

Doni e ansia

In prossimità del Natale avvertiamo una pressione fortissima che ci induce a fare regali a parenti e amici. Siamo colti da molti dubbi: forse i regali che abbiamo acquistato non sono adatti; forse abbiamo dimenticato qualche cugino; forse stiamo facendo gli stessi regali dell’anno scorso.

Basta una breve riflessione su questi pensieri e sentimenti per capire che il dono si inserisce in una rete di obblighi, di forme di reciprocità, di preoccupazioni relativi all’immagine di sé.

Inoltre, al di là della sua funzione sociale, un regalo può generare interrogativi sull’idea o le aspettative che su di noi hanno gli altri.

Proprio per questo intrico di valori e relazioni che sono coinvolte nella dimensione del dono, a distanza di quasi un secolo dalla sua pubblicazione, il Saggio sul dono (1923/24) del sociologo e antropologo francese Marcel Mauss (1872-1950) è ancora in grado di suscitare interesse.

Il dono svela l’obbligo di reciprocità che sta alla base della società

Mauss, nipote del sociologo Emile Durkheim, fu un docente universitario simpatizzante del socialismo e impegnato nella vita sociale e politica, la cui opera ha influenzato largamente quella degli etnologi delle generazioni successive.

Tra i suoi molti interessi vi è quello per il dono, al quale lo studioso francese assegna un ruolo chiave nelle società primitive. La ricerca di Mauss, infatti, ha come scopo trovare la «roccia della morale eterna» su cui si fondano le società e la individua in quella relazione ambigua, libera e obbligatoria nello stesso tempo, che vincola tra loro le persone coinvolte nel dono.

Studiando i documenti etnologici di varie società primitive, Mauss scopre l’esistenza di relazioni complesse legate al dono: donare, accettare il dono contraccambiare, gareggiare nello scambiarsi doni di valore, accumulare beni da distribuire o distruggere (per citare alcune usanze che gli rileva in varie società) sono atti dal profondo significato materiale e simbolico. Attraverso questi gesti non solo vengono scambiati beni che possono essere utili, ma si stabiliscono vincoli di scambio e rapporti di superiorità e inferiorità (quando qualcuno non è un grado di contraccambiare i doni che ha ricevuto).

In alcuni casi, le popolazioni forniscono una spiegazione animistica della dinamica del dono. Nella cultura dei maori (Nuova Zelanda), nota Mass, le cose donate non sono inerti, ma animate da uno hau (spirito) che desidera tornare da dove è venuto (dal clan del donatore e la sua terra). Perciò chi riceve un dono dovrà contraccambiare, anche se non subito e non con lo stesso oggetto, ma magari con un altro bene, ricevuto da una terza persona alla quale ha regalato l’oggetto ricevuto. Se interrompe il flusso di oggetti, rischia di incorrere nell’ira dello stesso hau.

Mauss affronta molti casi di società della Melanesia (regione dell’Oceania situata a nordest dell’Australia che comprende stati quali le Isole Fiji e la Nuova Caledonia) e dei nativi nordamericani, per poi cogliere tracce di atmosfera del dono anche in usanze europee.

Riletture di Mauss

Nel corso del Novecento le tesi di Mauss sono state sia di stimolo per altri studiosi sia oggetto di forti critiche. L’arco delle accuse mosse a Mauss è piuttosto vasto e comprende l’eccessivo misticismo con cui è stato interpretato il fenomeno dello hau e l’incapacità di riconoscere fenomeni economici nelle pratiche dei primitivi.

L’antropologo strutturalista Claude Lévi-Strauss sostiene che Mauss ha avuto grandi meriti nel dissodare un terreno e andare alla ricerca di spiegazioni profonde (muovendosi quindi nella giusta direzione dello strutturalismo), ma ha anche commesso alcuni errori di valutazione e non ha compreso che lo hau non è altro che un significante dell’incessante scambio che scorre all’interno della società umana.

L’antropologo statunitense Marshall Sahlins inserisce le riflessioni di Mauss in una spiegazione di vasta portata sulle società primitive. Secondo Sahlins, il dono è una pratica che stabilisce relazioni amichevoli per sfuggire lo spettro della guerra; inoltre, il dono non è solo il passaggio di un oggetto da una persona a un’altra, ma coinvolge personalmente il donatore (come quando, regalando a un amico il nostro libro preferito, abbiamo l’impressione di trasmettergli anche una parte delle nostre emozioni).

Clicca qui per leggere un articolo pubblicato sul blog Fareantropologia a firma di Matteo Aria, antropologo e docente all’Università La Sapienza di Roma, sulle riletture antropologiche di Marcel Mauss

Da Mauss al MAUSS

Oltre al continuo stimolo sulla ricerca antropologica, le tesi di Mauss hanno stimolato una riflessione sociopolitica sull’attualità. Negli anni Ottanta è infatti sorto un movimento non a caso chiamato MAUSS (Mouvement anti-utilitariste dans les sciences sociales, “movimento anti-utilitarista nelle scienze sociali”), che dall’eponimo ispiratore recupera la suggestione di una società costituita da vincoli contratti liberamente, ma che determinano rapporti circolari, come avviene nel caso del dono. L’idea che la società possa basarsi non sull’egoismo dei singoli o su una pesante rete di vincoli nei quali gli individui sono ingabbiati, ma su una più sottile e ambigua relazione di spontaneità e di obblighi come quella che si manifesta nel dono, agisce come stimolo critico nei confronti della nostra società e della sua perdita dei valori della condivisione e della solidarietà.

Per saperne di più a proposito del MAUSS, clicca qui per visitare il sito ufficiale

Il terzo paradigma

Il fondatore del MAUSS, Alain Caillé (in Il terzo paradigma. Antropologia filosofica del dono, Bollati Boringhieri, Torino 1998), suggerisce un uso non solo politico ma anche scientifico delle tesi di Mauss. Gli studi sul dono suggeriscono la tesi di una nascita dei legami sociali a partire dalle relazioni che gli individui intrattengono gli uni con gli altri. Le relazioni sociali nascono quindi “orizzontalmente”. Caillé denomina questa tesi “il terzo paradigma” e la oppone ad altri due paradigmi diffusi nelle scienze sociali. Il primo paradigma vede nei fenomeni sociali l’esito di scelte individuali; il secondo, invece, l’esito della pressione esercitata sugli individui da parte della totalità sociale.

Usando la metafora spaziale suggerita dallo stesso Caillé, possiamo dire che nel primo paradigma i rapporti sociali nascono “dal basso verso l’alto”; nel secondo “dall’alto verso il basso”; nel terzo “orizzontalmente”.

In una società dominata dall’idea del mercato, gli studi di Mauss suggeriscono una subordinazione delle attività economiche ad altri valori e la riattivazione di un modo primordiale e meno strumentale di concepire i rapporti umani.

Qui puoi leggere un’intervista a Alain Caillé che propone una nuova etica dei beni comuni

Immagine di apertura: Paul Gauguin, “Among the mangoes at Martinique”. Dipinto, 1887. Amsterdam, Van Gogh Museum. (Via Google Art Project – Wikimedia Commons

Immagine per il box: Marcell Mauss, opera propria di キヨンネ (via Wikimedia Commons

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