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Un gioco da bambini

Attraverso il gioco il bambino si relaziona con il mondo e domina gli eventi. Giocare quindi è un duro lavoro, una tappa fondamentale verso l'età adulta. I giocattoli, quindi, sono importanti strumenti educativi
Un gioco da bambini Uno dei principali psicopedagogisti del secolo scorso, Edouard Claparède, sosteneva che l'infanzia serve ai bambini per giocare e imitare. Giocare e imitare sono infatti gli strumenti con cui il bambino soddisfa le necessità del suo sviluppo e si prepara all’età adulta. Ma che cosa avviene nella mente del bambino durante il gioco?
Qui trovi una ricca sintesi dell’opera di Claparède
  Esplorare il mondo e ricerca di sicurezza Il gioco, precisa la psicologa Alison Gopnik, permette al bambino di percorrere il mondo delle possibilità. Quando un bambino di pochi anni “fa finta”, sta esplorando e formulando ipotesi sulla realtà: a differenza di noi adulti, abituati a considerare i problemi con realismo, il bambino prende in considerazione anche ipotesi impossibili. Per un bambino di due-tre anni è impossibile non seguire i propri pensieri più bizzarri e concentrarsi sul mondo con realismo. Come un filosofo, il bambino si chiede cosa succederebbe se: se il suo orsetto fosse vivo, se le ombre fossero capaci muoversi da sole, se il letto potesse tossire ecc.
Qui trovi il sito di Alison Gopnik
Per altri versi, il gioco è il modo con cui un bambino cerca di relazionarsi con il mondo e dominare gli eventi: è quello che accade quando un bambino inscena momenti della propria vita quotidiana e ripete eventi vissuti in famiglia o all’asilo nido e mette a letto i suoi peluche o redarguisce gli animali di plastica che non vogliono mangiare o li porta dal pediatra, perché affetti da febbre e mal di gola.   La coperta di Linus Alcuni di questi oggetti vengono investiti di un valore particolare: anche se vecchio e strappato, un orsacchiotto può essere di grande valore per un bambino, che lo porta con sé dappertutto e non riesce a dormire senza di lui. Quando un giocatolo o un altro oggetto (uno straccio, un fazzoletto ecc.) assume questo ruolo si parla di “oggetto transizionale”, espressione con cui lo psicologo Donald Winnicott indica quei giochi che sono in grado di proteggere e consolare un bambino, come se fossero sua madre e della quale, in effetti, rappresentano un sostituto: la loro funzione, nel processo di crescita, è quella di favorire il distacco dalla figura materna. L'inventore di Charlie Brown, lo statunitense Charles Schulz ha espresso questo concetto con l’immagine della coperta che Linus, un personaggio dei suoi fumetti, non manca mai di portare con sé.
Sugli oggetti transizionali, vedi qui 
  Educare con i giocattoli Quando si tratta di educare un bambino, quali giochi sono da preferire? Friedrich Fröbel, pedagogista del XIX secolo, fu tra i primi a riflettere sui giochi da destinare ai bambini. Egli progettò alcune riproduzioni di forme geometriche, che avrebbero dovuto, secondo il suo intento, far comprendere l’armonia del cosmo e la sua origine divina. La prospettiva di Fröbel era però orientata più alla finalità dell’educazione che alla psicologia del bambino. In altro modo la pensavano le sorelle Rosa e Carolina Agazzi, due pedagogiste italiane vissute a cavallo tra Ottocento e Novecento, che intendevano stimolare la fantasia con oggetti trovati o portati dai bambini (raccolti nel cosiddetto “museo della cianfrusaglie”) e la più famosa Maria Montessori, che rifletté a lungo sui giochi e le attività da far eseguire ai bambini e propose numerosi materiali didattici ed educativi. 
Clicca qui per accedere un buon repertorio di materiali didattici previsti dal metodo Montessori
Oggi il gioco è ancora al centro di un grande investimento educativo. Per esempio, i giochi vengono adattati a soggetti con particolari disturbi, come i dislessici, in modo da allenarli a centrare il fuoco dell’attenzione.
Qui trovi alcune riflessioni sul gioco e la dislessia
  Il giocattolo: un prodotto sofisticato Le istanze legate allo sviluppo psichico e sensoriale dei bambini influiscono inevitabilmente sulla produzione dei giocattoli: nascono così i “giocattoli intelligenti”, adatti all’età di un bambino e capaci, nelle intenzioni del produttore, di stimolare la manipolazione, lo sviluppo dei sensi, la memoria ecc. Dietro una serie di chiodi di plastica da inserire in vari buchetti di un vaso infrangibile c’è spesso uno studio che riguarda le forme e i colori, oltre a un controllo della sicurezza dei materiali. Così il mondo della fantasia da un lato è terreno di una sofisticata produzione che fornisce giochi che aiutano a crescere e dall’altro è il campo di applicazione di una legislazione specifica, che vuole evitare ai bambini giochi pericolosi.   Bambini o piccoli filosofi? Giochi, giocattoli, finzioni, peluche insostituibili: il mondo di un bambino di pochi anni è popolato da oggetti e attività che agli adulti appaiono privi di senso, ma che sono invece fondamentali per imparare a rapportarsi al mondo e a dominare se stessi e la realtà. Insomma, il gioco fa parte del “lavoro” necessario per diventare adulti, come sintetizza Alison Gopnik: “Un bimbo di tre anni, con la sua tipica sventatezza e sregolatezza, magari non riesce neanche a infilarsi il cappotto (le distrazioni sono decisamente troppe: deve badare alla tigre fantastica e all’amico immaginario, accertarsi che si copra bene anche lui). In realtà, però sta esercitando alcune delle capacità più sofisticate e profonde della natura umana dal punto di vista filosofico – una ben magra consolazione, me ne rendo conto, per quella povera mamma o quel povero papà che stanno cercando di non arrivare tardi al lavoro” (A. Gopnik, Il bambino filosofo, Bollati Boringhieri, Milano 2010). Crediti immagini: Apertura: "Peanuts Christmas Panorama" di Kevin Dooley su flickr Box: "Playing" di Jenni C su flickr
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