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Tre nazionalismi si affrontano

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Nell’estate 2012 i rapporti diplomatici fra il Giappone, la Corea del Sud e la Cina s’infiammano per la questione della sovranità su alcuni gruppi di isolotti. Gli ambasciatori vengono richiamati per consultazioni, in Cina si svolgono violente manifestazioni anti-giapponesi, la Corea e il Giappone si affrontano minacciosamente evocando anche interventi militari.

Le isole contese sono le Senkaku (Diaoyutai per i cinesi), fra Okinawa e Taiwan, e le Takeshima (Dokdo per i coreani) nel Mar del Giappone fra le coste giapponesi e la Corea del Sud.

Il Giappone si impadronì di entrambe nel corso della guerra sino-giapponese del 1895 (in precedenza nessuna rivendicazione precisa era stata fatta sulle due località: le isole Takeshima erano abitate da pescatori giapponesi, mentre la Cina considerava proprie le Diaoyutai).

Dopo la seconda guerra mondiale il Giappone avrebbe dovuto restituire tutti i territori occupati, ma nelle isole Senkaku (come nella vicina Okinawa) subentrarono gli americani, che restituirono questi territori al Giappone nel 1972. Le isole Takeshima invece furono occupate dai sud-coreani.

Per quanto minuscole, queste isolette hanno una certa importanza, per la pesca e forse per altre risorse naturali dei fondali circostanti. Ma quelli che si scontrano in questo momento sembrano soprattutto tre contrapposti nazionalismi. Questi – enfatizzati e appoggiati da gran parte della stampa nei rispettivi paesi – si riallacciano anche alle ferite lasciate aperte dall’occupazione giapponese, ma non hanno solo radici così lontane.

In Cina assecondare il nazionalismo (soprattutto antigiapponese) è utile alle autorità per sviare l’attenzione dei cittadini dalla repressione politica interna. In Corea a più riprese si riaccende la polemica contro parte dell’élite del paese che a suo tempo collaborò con i giapponesi durante l’occupazione e i cui eredi sono ancora attivi nella politica conservatrice del paese. L’attuale primo ministro, conservatore, appoggia questa forma di nazionalismo soprattutto per mantenere autorevolezza all’interno. Il nazionalismo giapponese infine è alimentato soprattutto dal fatto che la costituzione pacifista (imposta dagli americani nel 1946) viene considerata un indebolimento della sovranità giapponese: i nazionalisti vogliono che a ogni occasione il Giappone si dimostri pronto a difendere comunque la propria sovranità, con una politica da grande potenza.

Accade così che tre paesi, pur strettamente collegati da interessi economici, minacciano di alzare il livello dello scontro.

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