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Come accordare desideri e ragione: la risposta delle filosofie ellenistiche

Secondo le filosofie ellenistiche (epicureismo e stocismo) la ragione deve guidare l'essere umano ed educarlo a una virtuosa limitazione dei desideri al minimo indispensabile per la sopravvivenza
Le malattie sono disturbi del corpo, ma la loro origine può trovarsi nell’anima. Questa idea emerge nei medici di età ellenistica e contribuisce a saldare un’alleanza tra medicina e filosofia. Ma come impedire ai desideri di nuocere al corpo?
Qui trovi una scheda utile per comprendere i caratteri generali dell’età ellenistica (dai dizionaripiù Zanichelli)
 

La via epicurea: coltivare il piacere come assenza di dolore

Per capire questa singolare saldatura tra malattia dell’anima e malattia del corpo, occorre analizzare come il tema dei piaceri e del desiderio sia trattato nella filosofia dell’ellenismo. Secondo la dottrina di Epicuro, sono i desideri e le paure a produrre le passioni e sono queste ultime a dare vita alla sofferenza. Proprio alla sofferenza la filosofia intende porre rimedio, come un farmaco. A determinare la fine di entrambe è l’analisi filosofica che rivela come le grandi paure dell’uomo siano infondate: degli dei non si deve provare timore, perché essi si disinteressano di noi; la paura della morte è altrettanto irrazionale, dato che la morte è al di fuori dei limiti della nostra esperienza. Quanto ai desideri, l’epicureismo suggerisce una strada ascetica: solo i desideri legati a bisogni fisici reali devono essere soddisfatti. Tutti gli altri sono superflui e generano nell’anima sofferenza. In altre parole, il desiderio non nasce da una sofferenza, ma è quest’ultima a nascere da un desiderio. Secondo gli epicurei è allora necessario educare l’anima a non desiderare i beni superflui, la cui mancanza provoca il dolore negli stolti. Così facendo gli uomini possono raggiungere un autentico piacere, ossia un’assenza di dolore.
Qui trovi una breve sintesi de pensiero di Epicuro (da sapere.it)
 

La via stoica: giudicare bene

Gli stoici vedono anch’essi nelle passioni un pericolo, e nel desiderio (e nella paura) la loro principale origine. Il desiderio è la speranza di un piacere nel futuro: esso spinge ad abbandonare il presente e volgersi verso un tempo che ancora non c’è, per cercare qualcosa che si ritiene importante: sia esso l’onore, l’amore o la vendetta o altri beni materiali o immateriali. Ma in tutti i casi il desiderio nasce da un giudizio erroneo, da una valutazione inesatta di cosa è importante e cosa non lo è. Questa concezione è nel contempo un’analisi e una cura dai mali determinati dalle passioni. Il desiderio che nasce da un giudizio erroneo, infatti, può essere curato da una correzione del proprio giudizio. Processo non facile, perché le capacità razionali sono messe in difficoltà dalla forza delle rappresentazioni degli stati piacevoli e spiacevoli, dai cattivi maestri, dai poeti, da un’educazione sbagliata: insomma a incidere sull’anima è la società patogena, spiega Mario Vegetti (L’etica degli antichi, Laterza, Roma-Bari 1989). E l’anima, che è materiale, se perde tonicità, fatica a conoscere e cade in errore.
Qui trovi una sintesi del pensiero stoico (da Treccani.it)
 

Un paradosso: la passione nasce dalla ragione

La valorizzazione della ragione come componente fondamentale dell’anima, spiega ancora Mario Vegetti, conduce a un paradosso a proposito della passione: se quest’ultima nasce da un erroneo giudizio della ragione, allora la passione nasce dalla ragione stessa, come se fosse una sorta di ribellione del logos, il principio razionale che domina il cosmo, contro se stesso. L’uomo è perciò tanto animale razionale quanto animale passionale ed è strutturalmente malato delle proprie passioni. Second Anthony Long (La filosofia ellenistica. Stoici, epicurei e scettici, Il Mulino, Bologna 1991), per superare il paradosso di una passione che nasce dalla ragione, gli stoici “distinsero i virtuosi o buoni dagli altri uomini facendo riferimento alla coerenza del loro logos”, cioè della loro ragione. In altre parole, la maggior parte delle persone, gli stolti, sono guidati non da una ragione retta, bensì da una ragione distorta. L’uomo è dunque razionale, ma solo alcuni esprimono la razionalità al suo pieno livello e costoro sono i saggi.  

I dubbi della terapia delle passioni

Questo insieme di riflessioni lascia spazio a molti dubbi con i quali gli autori delle filosofie ellenistiche cercano di fare i conti: le passioni sono dominabili dalla ragione? E la ragione come può imparare a valutare bene gli oggetti di desiderio? Il singolo ha la capacità di resistere alle pressioni sociali e di coltivare la saggezza e la tranquillità dell’animo? Di fronte a questi interrogativi le filosofie ellenistiche cercano in vari modi di trovare soluzioni. Più che alle risposte ai singoli interrogativi, è la prospettiva generale a risultare interessante: l’idea di una terapia complessiva, che insegna all’uomo la moderazione e il retto uso della ragione e lo conduce sulla strada della saggezza. Il saggio ellenistico si prospetta quindi come un modello duplice, tanto di salute morale quanto di salute fisica, nella misura in cui le passioni sono una strada che introduce la malattia nel corpo. L’antica connessione socratica tra conoscenza e agire morale si carica di ulteriori valenze: occorre conoscere l’universo e le leggi della natura, sostengono gli stoici, per guidare rettamente il proprio agire. La conoscenza si prospetta quindi la difesa suprema contro i pericoli che vengono dall’interno del nostro animo.  

Una svolta

Questi dibattiti, che per secoli animano la filosofia, saranno progressivamente sostituiti da una visione del mondo che pensa alla redenzione e alla salvezza dell’individuo, al suo legame con Dio e alla possibilità di approdo a una dimensione diversa da quella del nostro mondo: sarà, in modi diversi, la strada dello gnosticismo e del neoplatonismo.     Crediti immagini: Apertura: fotografia di Paolo Trabattoni della Nike si Samotracia, capolavoro dell'arte ellenistica (da flickr) Box: busto di Epicuro (Wikipedia) Box:
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