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4. VERSO L’ITALIA TRIPOLARE. IL RIDIMENSIONAMENTO DEL CENTRODESTRA E DEL CENTROSINISTRA E L’ASCESA DEL MOVIMENTO 5 STELLE

L’Italia politica dopo le dimissioni del governo Monti. Al momento delle dimissioni del governo Monti la mappa dell’Italia politica era già molto diversa da quella del 2008.
La crisi del centrodestra. Tre scosse di terremoto. Le trasformazioni più evidenti si manifestarono nel centrodestra. Dopo la vittoria alle elezioni del 2008, il Pdl e la Lega continuarono a mantenere un significativo vantaggio sul centrosinistra alle europee del 2009 e alle regionali del 2010. Fu tuttavia dopo le regionali che il centrodestra cominciò a essere investito da vere e proprie scosse di terremoto. La prima fu la rottura tra Fini e Berlusconi, che si consumò tra l’aprile e il luglio del 2010, quando l’ex leader di An uscì dal gruppo parlamentare del Pdl dando vita a un gruppo parlamentare indipendente, Futuro e libertà (Fli), trasformatosi poi in un partito vero e proprio. La seconda scossa fu la caduta del governo. Essa non sanciva soltanto il fallimento dell’esperienza di governo di Berlusconi, costellata tra l’altro da una serie ininterrotta di scandali che coinvolgevano lo stesso premier e molte figure di primo piano del Pdl e da un duro scontro con la magistratura. Essa segnalava anche che le strade di ciò che rimaneva del centrodestra del 2008 stavano cominciando a dividersi sul serio. Mentre infatti il Pdl continuò a sostenere in Parlamento il governo Monti, la Lega passò all’opposi­zione, rispolverando parole d’ordine radicali e le vecchie minacce secessioniste. Fu proprio la Lega, però, a essere travolta da una terza violenta scossa di terremoto tra la fine del 2011 e l’aprile del 2012. I suoi vertici, il suo stesso leader e la sua famiglia, furono infatti coinvolti in una serie di scan­dali legati all’uso privato dei fondi del partito, derivanti a loro volta da una sempre più odiata legislazione sul finanziamento pubblico dei partiti. Bossi rassegnò le dimissioni da segretario il 5 aprile del 2012. Gli subentrò Roberto Maroni, in una situazione di profondo disorientamento. L’a­scesa irresistibile della Lega tra il 2008 e il 2010 doveva così rovesciarsi in un rovinoso declino.
Lo stallo del centrosinistra. Anche il centrosinistra non godeva di ottima salute. Il Pd riuscì però a evitare clamorose spaccature, cercando di trovare un equilibrio tra le sue due principali anime, quella socialdemocratica e quella cristiano-so­ciale, tra le sue molteplici correnti e, ancora, tra le sue spinte centriste e quelle più radicali. I tre segretari che si avvicendarono alla sua guida fino all’inizio del 2013 – Walter Veltroni (2007-2009), Dario Franceschini (2009) e poi Pier Luigi Bersani (2009-2013) – presero atto della crisi in cui versava il partito, aggravata dal suo coinvolgimento in svariati episodi di corruzione soprattutto a livello locale. Con Bersani, diventato segretario il 25 ottobre 2009 in seguito alle primarie, il Pd riuscì a risollevare parzialmente le proprie sorti. Sicché alla fine del 2012 poté disporsi con un cauto ottimismo alle ormai imminenti elezioni politiche. Lo stesso Bersani, alle primarie per la premiership, risultò vincente sul suo principale antagonista, il sindaco di Firenze Matteo Renzi.
Al di là del Pd, la vecchia sinistra radicale continuava a versare in una situazione di crisi, anche se era nel frattempo sorta, nel 2009, una nuova e più dinamica formazione politica, Sinistra ecologia libertà (Sel), che doveva allearsi con il Pd per le elezioni del 2013. L’Idv di Antonio Di Pietro, dopo aver raccolto ancora significativi consensi tra il 2009 e il 2011, entrò anch’essa in crisi. Il suo stesso leader, il magistrato simbolo di «Mani pulite», fu accusato da ultimo, nel corso di un’inchiesta giornalistica dell’ot­tobre 2012, di aver fatto un uso disinvolto dei fondi del partito a scopo di arricchimento personale.

«Tutti a casa». Il Movimento 5 Stelle. È in questo quadro che prese il volo una nuova formazione politica: il Movimento 5 Stelle dell’ex comico Beppe Grillo e di Gianroberto Casaleggio. L’avventura politica del movimento era già iniziata nel 2005, con la creazione del blog beppegrillo.it. La Rete e il blog divennero poco per volta il punto di riferimento del movimento e lo strumento per consolidare online e poi offline, soprattutto a livello locale, i rapporti tra gli attivisti. Nel 2007, con l’organizzazione dei primi V-Day – durante i quali Grillo lanciava i suoi strali contro la classe politica – e la creazione delle Liste civiche certificate, il movimento passò dalla Rete alla Piazza, tentando i primi esperimenti di partecipazione alle elezioni locali. Seguì, nel 2009, la vera e propria fondazione del Movimento 5 Stelle, che riportò crescenti successi elettorali nelle regionali del 2010, nelle amministrative del 2011 e del 2012 e, ancora, nelle regionali siciliane dell’ot­tobre 2012, nelle quali il M5S divenne il primo partito dell’isola. Attraverso queste esperienze, il Movimento assunse una fisionomia complessa. Sia dal punto di vista del suo progetto politico, in continua oscillazione tra l’esal­tazione di un modello di democrazia dal basso, diretta e partecipativa, resa possibile dalle potenzialità della Rete, e l’emergere di forti pulsioni leaderistiche e populistiche. Sia dal punto di vista della sua composizione politica, caratterizzata da un nucleo originario di centro-sinistra e di sinistra libertaria, a cui però si aggiunsero poi elettori e attivisti provenienti dal centrodestra e dall’area del non voto. Al di là degli interrogativi sulla sua natura, una cosa era certa alla fine del 2012: che il M5S avrebbe giocato un ruolo di tutto rilievo alle elezioni del 2013. 

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