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La scomparsa dell’Italia politica del 2008. Fin qui i principali sviluppi della politica italiana più recente. Se prendiamo come punto di riferimento l’Italia politica del 2008, possiamo dire che quasi nulla di quell’Italia esiste più. Il Pdl è scomparso e, almeno in parte, ha visto il suo storico leader uscire (forse) di scena. La Lega è tramontata insieme al suo mitico «Capo», sostituito prima da Maroni e poi sbaragliato dal neosegretario Matteo Salvini alle primarie del partito tenutesi nel dicembre 2013. Il Pd continua a esistere, ma è un arcipelago in movimento, forse prossimo all’implosione, che potrebbe però trasformarsi – com’è è stato per tutti i partiti della seconda Repubblica e come avviene nelle cosiddette «democrazie del pubblico» – in un nuovo «partito personale» che gioca le sue fortune in televisione e sui giornali più che nelle sue sezioni territoriali. L’Udc e An sono tramontate. E così l’Italia dei valori. Uno dei pochi dati stabili è che la sinistra radicale sembra essere scomparsa. Per il resto, con l’ascesa del Movimento 5 Stelle, l’Italia non ha soltanto cessato di essere bipolare. Si è anche bloccato quel meccanismo proprio di tutte le democrazie avanzate che è l’alternanza al governo di maggioranza e opposizione.
 

Prospettive future? Il fatto che l’Italia politica del 2008 sia scomparsa non significa che la cosiddetta «seconda Repubblica» – come la si definisce ormai abitualmente nel linguaggio giornalistico – sia giunta al suo crepuscolo e che sia ormai all’orizzonte una qualche, ancora indefinita, «terza Repubblica». Molto dipende dall’evoluzione del centrodestra dopo la scissione e del centrosinistra nell’era Renzi. Moltissimo, però, dipende dalle sorti future del M5S, al momento poco prevedibili. Com’è già accaduto in altri momenti difficili della nostra storia repubblicana, ad esempio nel dopoguerra con l’Uomo qualunque, il successo del M5S potrebbe essere il frutto di un’e­splo­sione temporanea di disagio sociale e politico, destinata a esaurirsi nell’ar­co di poco tempo: s’inten­de: nelle sue ricadute politiche più che nella sua sostanza. Se così fosse, i futuri sviluppi della politica italiana potrebbero restituirci, più o meno rinnovata, la vecchia «seconda Repubblica». Se invece così non fosse, se l’Italia politica dovesse cioè mantenere il suo attuale e anomalo profilo «tripolare», dovremo invece aspettarci, con ogni probabilità, un lento e forse pericoloso avvitamento in una transizione senza fine, dalla quale però non è affatto detto che possa emergere una nuova «terza Repubblica». 

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