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L'importante è il premio

Nell'antichità lo sport è legato a doppio filo alla guerra a tal punto che in tempo di pace sembra un suo surrogato. Non è un caso che nella "Iliade", dopo la morte di Patroclo, vengano indetti dei giochi funebri. Dove l'importante non era partecipare, ma vincere.
Con un po' di approssimazione, possiamo intendere per "sport" una forma di attività finalizzata al miglioramento delle prestazioni fisiche (nei fatti, manca una definizione univoca e onnicomprensiva entro cui comprendere le odierne pratiche "sportive"). Due adagi possono riassumere piuttosto sinteticamente etica e finalità dello sport: mens sana in corpore sano e "l'importante è partecipare". Il primo evidenzia e sottolinea la funzione genericamente salutare assegnata all'attività fisica, il secondo la dimensione moderatamente agonale delle competizioni, che non dovrebbero essere esacerbate dall'ossessione di una vittoria ad ogni costo, e che, soprattutto, intendono assegnanare dignità anche al perdente. Resta da capire se si tratta di connotazioni moderne, legate allo hic et nunc dei nostri codici culturali, o se invece sono categorie di sempre, quasi degli universali culturali. Una pratica di guerra in tempo di pace Prima di affrontare l’analisi del testo e del contesto iliadico che interessa, s’impongono alcune premesse. La pratica dello “sport”, nell’antichità, è legata a doppio filo alla guerra. I legami tra i due ambiti sono intuitivi se si guarda alle attività praticate: la corsa (a piedi o col carro) è funzionale all’ingresso in battaglia e/o alla ritirata dalla mischia; la lotta (nelle sue varie forme, pugilato e pancrazio compresi) è legata allo scontro corpo a corpo; il lancio del disco è esercizio di forza e precisione (come pure il giavellotto); le danze maschili armate servono a rendere fluide e automatiche sequenze di movimenti così da ottimizzare i tempi di reazione (singolare che persistano ancor oggi nell'Italia centro-meridionale forme di danza ‘dei coltelli’ o ‘delle spade’, se pur come residuato culturale). E si potrebbe continuare. Segue che la pratica dello sport è socialmente circoscritta e connotata: solo chi combatte pratica "sport", e nella società greca arcaica combattono solo i maschi adulti d’estrazione aristocratica. A dirla in breve, lo sport è un elemento paideutico socialmente rilevante ed esclusivo di alcuni settori della popolazione, in particolare degli aristoi (si è ben lontani dall'idea corrente di 'sport di massa'): i guerrieri, in tempo di pace, non potendo praticare la guerra si dedicano al suo primo surrogato, lo sport (si dovrebbe far menzione anche della caccia: ma questa è un’altra storia, se pur del tutto simile).
Pur con tutte le distorsioni del caso, un’idea del legame tra “sport” e guerra è resa bene da un frammento del film “300”: clicca qui per vederlo https://www.youtube.com/watch?v=-KeOt307n0Y Per una sintetica storia delle origini dello sport clicca qui Più dettagliatamente, per l’evoluzione dello sport fino ai giorni d’oggi: clicca qui
Competizione, premio, celebrazione: lo scenario dell’Iliade La prima e più dettagliata descrizione di attività sportive nella Grecia arcaica è offerta dall’episodio del libro XXIII dell’Iliade comunemente noto come “Giochi funebri” per Patroclo. La scena si apre ai vv. 257 ss., con Achille che fa portare di fronte agli Achei riuniti i premi in palio per le gare che seguiranno (lebeti, tripodi, cavalli, mule, buoi, “donne dalle belle cinture”, ferro: sul valore dei premi torneremo in seguito). Quindi stabilisce quali siano da assegnare ai vari piazzamenti nella gara della corsa col carro (vv. 262-270). Segue lo svoglimento della gara e l’assegnazione dei premi. Questo schema (proposizione dei premi -> competizione -> assegnazione dei premi) si ripropone per le successive gare: pugilato (vv. 653 ss.), lotta (vv. 700 ss.), corsa (vv. 740 ss.), scontro in armi (vv. 798 ss.), lancio del disco (vv. 826 ss.; in realtà il termine greco è solon, che non corrisponde propriamente a un disco, diskos: pare trattarsi di una specie di piastra o lingotto di metallo - ferro, nel caso - di considerevole peso), tiro con l’arco (vv. 850 ss.), lancio del giavellotto (vv. 884 ss.). Alcuni aspetti dell’intera manifestazione meritano di essere considerati singolarmente. In primo luogo la dimensione agonale e il carattere marcatamente agonistico della competizione: i partecipanti gareggiano per vincere, e per ottenere la vittoria sciolgono voti agli dèi, ricorrono all’arte, all’esperienza, all’espediente. In seconda battuta è da sottolineare che la competizione non è fine a se stessa, e la vittoria non ha carattere puramente simbolico: il piazzamento porta infatti con sé un beneficio concreto, ossia il premio in palio, di elevato valore materiale (si tratta di una vera e propria forma di circolazione di beni). Tant’è che l’assegnazione dei premi risponde a logiche lontane da quelle ‘sportive’ moderne (si vedano in particolare i vv. 536-538, in cui Achille, a dispetto dell’ordine d’arrivo, assegna all’ultimo il secondo premio - ne segue, ovviamente, contestazione che rischia di finire in rissa; o si vedano i vv. 616 ss., con l’assegnazione di un premio al vecchio Nestore, che non gareggia affatto, oppure i vv. 884 ss., dove i premi vengano assegnati senza che la gara si svolga). L’intera manifestazione, infine, vale come atto d’omaggio: serve a celebrare e onorare il defunto Patroclo.
Per le grandi competizioni sportive panelleniche, comprese le Olimpiadi, che sono una forma altamente istituzionalizzata e formalizzata della stessa struttura dei ‘giochi’ iliadici, clicca qui  Per le palestre e i ginnasi e gli sport lì praticati, clicca qui e qui
Ecco dunque i fatti risultanti dalla veloce analisi sopra svolta: 1. l'attività fisica/sportiva è legata alle pratiche della guerra e a queste funzionale: vale come addestramento militare; 2. nell’orizzonte culturale della società iliadica è possibile definire uno statuto ‘aristocratico’ dello sport: sono gli aristoi che lo praticano perché sono gli aristoi che combattono; 3. le manifestazioni sportive hanno carattere di competizione: i giochi hanno carattere pubblico, agonale, marcatamente agonistico (il premio in palio è un obiettivo importante da raggiungere e conseguire); 4. i “giochi” hanno funzioni sociali e culturali collaterali: valgono come tributo, come atto di omaggio che serve a onorare un defunto (ma, in altri contesti, anche un evento o un personaggio). L’animosità dei giochi iliadici richiama contesti “sportivi” lontani dal fair-play sbandierato dai media: l’atmosfera pare molto più simile a quella che si respira negli irascibili e rissosi campi di calcio dei ragazzini.   Immagine di apertura: bassorilievo con uomini che giocano a palla, 500 a.C. ca (via Wikipedia Immagine per il box: "Discobolo" di Guilherme Tavares (via flickr)  
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