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Crisi degli adolescenti o degli adulti?

Quando il mondo sembra alla rovescia: la crisi adolescenziale. Un evento dettato dalla natura dell’evoluzione psicologica degli esseri umani, un momento della vita spesso studiato in psicologia, di cui ci parla Claudio Fiocchi.

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Anche se a prima vista quella di “crisi adolescenziale” sembra una locuzione ormai superata, una sorta di luogo comune del passato in un mondo in cui i genitori non vogliono essere antagonisti dei figli e i figli accettano un alto grado di collusione con i genitori, la crisi è invece un evento che si manifesta ancora ed è dettata dalla natura dell’evoluzione psicologica.

Che cosa è la crisi adolescenziale

Che cosa succede nel corso della preadolescenza e dell’adolescenza? È sotto gli occhi di tutti che il corpo si trasforma; tuttavia anche l’identità del giovane cambia in profondità e quello che era un bambino diventa progressivamente un adulto. Per farlo però deve rendersi autonomo dai genitori, ossia diventare una persona che non è qualificabile (anche ai propri occhi) come “un figlio” e, per compiere questo passo,  deve paradossalmente interiorizzare le qualità degli adulti, dai quali sta prendendo le distanze.
Perché quindi l’adolescenza è un periodo di crisi? Perché innesca un cambiamento profondo, vissuto con difficoltà, durante il quale il giovane è alla ricerca di punti di riferimento nuovi, deve mettere a fuoco una nuova immagine di sé e del suo corpo. Ma questo processo avviene in una condizione di fragilità, quando l’adolescente, per dirla con una metafora della psicanalista Françoise Dolto (in Adolescenza. Esperienze e proposte per un nuovo dialogo con i giovani tra i 10 e i 16 anni, Mondadori, Milano 1988), è vulnerabile come un crostaceo che sta cambiando il guscio e le ferite del momento resteranno visibili anche sotto la nuova corazza.
A questa fragilità si somma la presenza ingombrante del “genitore nascosto”, che la psicoterapeuta Giovanna Ranchetti indica come una presenza interna nel figlio, in grado di intralciare il giovane nel suo desiderio di crescita e individuazione (Il genitore nascosto, FrancoAngeli, Milano 2005).

L’espressione genitore nascosto può essere usata in diversi sensi: come una presenza interna e ingombrante di una figura familiare, ma anche come una costruzione fantasmatica di chi non ha conosciuto i propri genitori. Per questo secondo senso si veda per esempio il seguente articolo https://www.stateofmind.it/2021/09/genitore-nascosto-adozione/ 

Quali sono gli aiuti per evolvere

Che cosa si agita nel profondo della mente di un adolescente? Secondo lo psicologo Pietropolli Charmet, l’adolescente in crisi, come in realtà tutti gli adolescenti, «vuole assolutamente definire chi è, cosa vuole, dove finirà, quali siano i propri valori e tutte le vicende collegate a quest’area di ricerca introspettiva» (G. Pietropolli Charmet, Adolescente e Psicologo. La consultazione durante la crisi, FrancoAngeli, Milano 1999). Per arrivare a questo scopo, e infine per approdare a un’indipendenza affettiva dai genitori e a riconoscersi come un soggetto autonomo, capace di distinguere i propri desideri da quelli trasmessi dai genitori, occorre un grande lavoro introspettivo, che può essere bloccato da molteplici ostacoli.

Gustavo Pietropolli Charmet è tra i fondatori dell’Istituto Minoaturo di Milano. https://minotauro.it/chi-siamo/ 

L’adolescente a scuola

Una buona fetta della vita di un adolescente o di un preadolescente si svolge a scuola. Per questo, spiega Giovanna Ranchetti, la scuola è una delle scene su cui svolge il dramma adolescenziale. Anzi, per certi versi è un luogo privilegiato. A scuola si forma un gruppo di pari, nei quali l’adolescente cerca un rispecchiamento delle proprie paure e insicurezze: vederle riflesse negli altri rende infatti più normale il proprio vissuto.
Anche i docenti svolgono un ruolo al di là della loro funzione di insegnamento: rappresentano infatti degli adulti da cui prendere al contempo esempio e le distanze. Si tratta di adulti con i quali il rapporto è meno conflittuale di un tempo, cosa che rende forse più difficile un processo di identificazione.
Da qualche tempo a scuola è possibile incontrare adulti diversi dagli insegnanti, che possono porsi come un supporto alla crescita del giovane. La figura dello psicologo si presenta in modo differente da un tempo: invece di essere una figura sanitaria che affronta una patologia, in molti casi il suo ruolo è quello di supportare i giovani nella crescita, rivestendo il ruolo di “adulti non giudicanti”.
La scuola si presta molto bene come sfondo di questa azione sia perché in essa il preadolescente o l'adolescente mette in scena il proprio disagio, interagendo con coetanei e adulti, sia perché l’intervento psicologico a scuola costituisce un aggancio “facile” tra mura protette.

Cosa succede all’adulto di fronte all’adolescente in crisi

L’adolescente o il preadolescente in crisi sono soggetti con cui è difficile porsi in relazione. L’adulto deve fare i conti con un ruolo di stimolo e di supporto che di gratificazioni a breve termine ne dà poche. Ancora Françoise Dolto evidenzia la scarsa considerazione in cui sembra essere tenuto il docente anche quando stimola lo studente e cerca di valorizzarlo, ma ricorda quanto lo sforzo sia in realtà importante per il giovane.
La crisi dell’adolescenza non è infatti solo un fatto biologico, ma l’esito di una società che non è in grado di fornire punti fermi e appigli sicuri: non solo non esistono riti di passaggio che rendono socialmente adulti, ma la possibilità di essere autonomi da un punto di vista economico si riducono e così anche quella di essere adulti.
A questa assenza di simboli dell’adultità o di limiti materiali nello sperimentarla si aggiunge lo sguardo attonito dei figli quando scoprono che i loro genitori “vivono a loro immagine”, senza restare disorientati perché ritrovano qualcosa della loro adolescenza in quella del figlio o addirittura si mettono in concorrenza con loro, evidenzia sempre Françoise Dolto.
In assenza di nuovi modelli e valori sociali forti, di riti di passaggio consolidati, di una patente sicura di adultità, anche la crescita sembra talvolta doversi affidare all’aiuto di un professionista dell’ascolto, lo psicologo, carico di empatia e di capacità di aiuto. Una tendenza emersa negli ultimi anni, e che l’epoca delle attuali incertezze non ha fatto che rafforzare.
O il combinato disposto delle crisi sanitarie, politiche e demografiche ridisegnerà anche la crisi adolescenziale?


Crediti immagine: Pubertà, Edvard Munch, Oslo, Munch Museet 1893

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