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Una religione a misura di regime

Cos'era la religione per i regimi totalitari nazi-fascisti? Un patrimonio di culti, pratiche e idee da poter assoggettare per poi riutilizzare a proprio vantaggio
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La religione può sopravvivere in un regime totalitario? Oppure è destinata a divenirne succube? Non appena i regimi totalitari iniziarono a prendere forma nel corso degli anni Venti del Novecento, in molti iniziarono a interrogarsi sul destino della religione e della Chiesa nelle nuove forme di Stato che andavano delineandosi. Il caso dell'Unione Sovietica, dove la religione veniva condannata (salvo poi essere rivitalizzata durante la Seconda guerra mondiale per fomentare il patriottismo), assoggettata o costretta alla clandestinità, mentre si favoriva l'ateismo, allarmò le gerarchie ecclesiastiche e i credenti del resto d’Europa: anche in Italia e in Germania, dove si sarebbero costituiti gli altri due regimi totalitari. La stretta soffocante del totalitarismo Il termine “totalitario” non si adatta a tutti e tre i regimi allo stesso modo e sul suo uso è da sempre in corso un vivace dibattito tra gli storici. Come però ricorda Tzvetan Todorov (in Nazismo, fascismo, comunismo. Totalitarismi a confronto, a cura di M. Floris, Bruno Mondadori, Milano 1998), i concetti non esistono in natura, ma sono inventati da noi e più che veri o falsi sono utili o inutili. E il concetto di totalitarismo è senz'altro utile, perché indica almeno tre caratteri di un regime politico: l'ambiguità della sua dottrina, la tendenza a unificare (ed è per questo che è totalitario) e l'uso del terrore per raggiungere i propri fini. Che alla stretta soffocante del totalitarismo fascista non potesse sfuggire neanche la religione era ben chiaro già nei primi anni Venti ad alcuni esponenti del cattolicesimo, come lo scrittore Igino Giordani, per il quale il fascismo aveva «un'anima totalitaria, egocentrica e assorbente» e non poteva accettare forze incontrollate al di fuori del suo «geloso serraglio». Fascismo e nazismo non si presentarono come dottrine antitetiche alla religione, ma di fatto non potevano accettare una dottrina e una gerarchia in concorrenza con le proprie. Come fare i conti con questo “nemico”? Gli ingredienti della ricetta furono molti: il confronto istituzionale, il controllo dall'interno, la violenza e la persecuzione, la creazione di una religione alternativa. Chiesa, instrumentum regni del fascismo? Molti storici (come Giovanni Miccoli, La Chiesa e il fascismo in Fascismo e società italiana, Piccola biblioteca Einaudi, Torino 1973) rilevano come la Chiesa, pur con momenti di contrasto e con varie eccezioni, non fu ostile al fascismo: in parte per i legami tra le gerarchie ecclesiastiche e i ceti industriali e agrari che appoggiavano il movimento di Mussolini, in parte perché più del fascismo temevano il socialismo che si era imposto in Russia. Infine, per una consonanza nella visione gerarchica della società, organizzata in masse obbedienti a una ristretta élite. Nel mondo cattolico del Ventennio, però, alcuni non condividevano questa scelta della Chiesa, perché il fascismo appariva di volta in volta affetto da paganesimo, cesarismo, panteismo politico: tutte espressioni che evidenziavano la differenza tra la Chiesa e un potere politico insofferente alla religione e desideroso di esercitare il potere politico in modo dispotico e accentratore anche a danno della Chiesa. A pochi anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, quando ormai l'intera vicenda si era conclusa, questa era anche l'opinione dello storico Angelo Tasca (Nascita e avvento del fascismo, La Nuova Italia, Firenze 1950): il fascismo non avrebbe potuto accettare una religione autonoma, che avrebbe rinforzato quella individualità che esso intendeva mettere a tacere per inglobare il singolo nelle proprie fila. Dal punto di vista del fascismo, la religione era solo un instrumentum regni. La croce e il fascio littorio Le cose però sono ancora più complesse. Un altro storico, Emilio Gentile (in Il culto del littorio, Laterza, Roma-Bari 1993), compie un passo più in là: al fascismo giovava un accordo con la gerarchia cattolica e un uso strumentale della religione, ma in realtà mirava esso stesso a farsi religione civile. Da un lato Mussolini riprendeva ed enfatizzava alcune pratiche precedenti, tipiche del “culto della patria”, come le feste nazionali; dall'altro, però, introduceva una nuova ritualità, come il culto del fascio littorio, simbolo del partito fascista.
Clicca qui per vedere un esempio di costruzione fascista arricchita dal simbolo del fascio littorio
Perché questa costruzione di una religiosità politica? Il fascismo intendeva essere molto di più di una dottrina politica: si presentava come un vero e proprio credo, che richiedeva fede e dedizione e che doveva dare ordine al paese. Non era raro che le pubblicazioni ufficiali degli anni Venti-Trenta parlassero del fascismo come di una religione. La stessa figura del duce fu investita da questa prospettiva e accostata a quella di un messia o di un nume protettore. In buona sostanza, la religione, come fenomeno spirituale e prassi cultuale, era funzionale alla costruzione dello Stato totalitario fascista: ma, mentre con la religione tradizionale si cercava un accordo tattico, nel frattempo si promuoveva una nuova religione che aveva al centro lo Stato fascista.
A proposito del Concordato del 1929 tra lo Stato fascista e la Chiesa vedi qui
La croce di Cristo e la croce uncinata Il nazismo non fu da meno del fascismo: se con la Chiesa cattolica intavolò una trattativa che portò a un concordato, ben presto smentito dai fatti a colpi di violenze, con le Chiese protestanti tentò una colonizzazione dall'interno (che Emilio Gentile definisce “un'infiltrazione sorniona” in Contro Cesare. Cristianesimo e totalitarismo nell'epoca dei fascismi, Feltrinelli, Milano 2010), cercando di unificarle in una Chiesa del Reich (operazione a cui si opposero a caro prezzo molti pastori). Nonostante in molti tra credenti ed esponenti della gerarchia delle due Chiese vedessero con favore Hitler come baluardo contro il bolscevismo o addirittura ne condividessero l'antisemitismo e il progetto di purificazione della razza tedesca (in una sorta di connubio tra la croce di Cristo e la croce uncinata), altri continuavano a segnalare la pericolosità del nazismo e la totale divergenza dal cristianesimo. Teologi protestanti come Paul Tillich e Dietrich Bonhoeffer (che pagò con la vita la partecipazione al fallito attentato contro Hitler) denunciarono l'incompatibilità tra nazismo e il cristianesimo. Il progetto di Hitler era quindi un miscuglio di diplomazia, intimidazione e assorbimento dell'interno. A questi ingredienti se ne aggiungevano altri. Esisteva un'ala neopagana del nazismo, che disprezzava il cristianesimo e sognava di portare in auge una nuova religione, un miscuglio di mitologie vecchie e nuove, che avrebbe dovuto soppiantare il cristianesimo (anzi, secondo lo storico Giorgio Galli, il nazismo si sarebbe nutrito fin dai suoi albori di dottrine esoteriche, che ne avrebbero condizionato le scelte politiche e militari). Date a Cesare...tutto I progetti totalitari non potevano evitare di confrontarsi con la religione: a differenza dei secoli passati, per lo Stato totalitario non si trattava di sottrarre alla Chiesa ambiti di azione e di giurisdizione come l'istruzione, la salute, il matrimonio, ma di agire direttamente sulle coscienze. Per riprendere le parole dello storico William Shirer (autore di una celebre La storia del Terzo Reich) la questione era quella di sempre: stabilire che cosa dovesse essere dato a Cesare e che cosa a Dio. Per fascisti e nazisti la risposta era abbastanza chiara: prima o poi, a Cesare, cioè allo Stato, si sarebbe dovuto dare tutto, anche e soprattutto la propria coscienza. Insomma, la religione era un nemico da eliminare, ma con un patrimonio di culto, pratiche e idee da riciclare a proprio vantaggio.
Clicca qui per vedere un video con lo storico Emilio Gentile che illustra la nozione di “religione politica”
Immagine per il box: "Propaganda der "Deutschen Christen" in Berlin ADN-ZB/Archiv Kirchenwahl am 23.7.1933 in Berlin. (via Wikimedia) Immagine di apertura: i firmatari dei Patti Lateranensi. (via Wikipedia)
Patti_Lateranensi
Kirchenwahl.- Propaganda der "Deutschen Christen" in Berlin

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