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Uguali, ma non troppo

Secondo il giurista Piero Calamandrei l’articolo 3 della Costituzione italiana, che parla di uguaglianza, è il più importante della nostra legge fondamentale.

La Costituzione italiana definisce l'uguaglianza dei suoi cittadini nell'articolo 3. Il giurista Piero Calamandrei, nel suo Discorso sulla Costituzione, definì questo articolo come il più importante di tutti quelli che compongono la nostra legge fondamentale.

L'articolo ha due commi: il primo di ispirazione liberale, mentre il secondo è debitore della cultura socialista.

Il primo comma dell’articolo stabilisce l’uguaglianza formale di ogni cittadino davanti alla legge:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

In questo primo comma il concetto di uguaglianza è assoluto, totale, statico: per la Repubblica italiana tutti i cittadini sono assolutamente uguali al proprio cospetto. Si tratta di un principio di uguaglianza puro.

Il secondo comma, invece, introduce un concetto diverso, più dinamico e ispirato al valore dell’equità più che a quello della pura eguaglianza che contraddistingue il primo comma:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. 

Visto che nella società si creano continuamente disuguaglianze dovute a differenti condizioni fisiche, economiche e sociali, il compito della Repubblica è quello quindi di mettere ciascuno nella condizione di realizzare il pieno sviluppo della proprio persona e, se necessario, introdurre delle distinzioni nei trattamenti (per esempio attraverso politiche di sostegno economico) che tutelino maggiormente gli individui in difficoltà.

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